Il castello di Racconigi tra Cuneo e Torino
Il castello di Racconigi sorge nella provincia di Cuneo, circa 34 chilometri a sud di Palazzo Reale, in una pianura irrigua attraversata da canali. Fa parte dal 1997 del sito UNESCO delle residenze sabaude, e rispetto alle dimore torinesi conserva un rapporto stretto con la campagna: il parco, la fattoria modello, le serre e i laghetti.
Rispetto a Venaria o a Stupinigi, qui si legge con chiarezza la storia di un ramo collaterale della dinastia, i Savoia-Carignano, che a Racconigi trovarono la propria casa di campagna. Dal ramo Carignano venne Carlo Alberto, salito al trono di Sardegna nel 1831, e con lui l'edificio divenne una residenza reale vera e propria.
Dal fortilizio medievale alla delizia di Guarini
Le prime notizie di una fortificazione risalgono all'XI secolo, quando l'area apparteneva alla Marca di Torino. Manfredo II di Saluzzo ampliò poi il fortilizio fino a farne un castello quadrato con cortile interno. Nel 1620 il duca Carlo Emanuele I lo assegnò al figlio Tommaso Francesco, capostipite della linea Carignano.
Nel 1676 Emanuele Filiberto di Carignano chiamò Guarino Guarini a trasformare la fortezza in una delizia, cioè una villa per il soggiorno e lo svago. Nello stesso periodo il disegno del parco venne affidato ad André Le Nôtre, il progettista dei giardini di Versailles, che impostò un impianto formale alla francese.
Dal 1757 intervenne Giovanni Battista Borra, che diede al castello un volto neoclassico. A lui si devono il Salone d'Ercole e la Sala di Diana, i due grandi ambienti di rappresentanza, oltre alla facciata meridionale con il porticato rivolto verso i giardini. Chi arriva dal parco vede ancora oggi soprattutto questo fronte settecentesco.
Carlo Alberto, Pelagio Palagi e il Gabinetto etrusco
Nel 1832 Carlo Alberto incaricò l'ingegnere Ernesto Melano di ampliare il castello di Racconigi, mentre gli interni passarono nelle mani di Pelagio Palagi, pittore e architetto bolognese. Per gli arredi lavorò l'ebanista Gabriele Capello, detto Moncalvo. Ne risultò una delle prime residenze reali italiane ripensate interamente secondo il gusto eclettico dell'Ottocento, dalle sale fino ai mobili.
Particolarmente celebre è il Gabinetto etrusco, lo studio privato del re, allestito negli anni Trenta dell'Ottocento. La volta riprende le pitture della Tomba del Barone di Tarquinia, scoperta nel 1827: un aggiornamento archeologico quasi in tempo reale, segno della passione antiquaria di Palagi e del sovrano. Mobili e pavimento seguono lo stesso repertorio di motivi antichi.
Umberto II, lo zar e il Novecento a Racconigi
Il 15 settembre 1904 nella camera della regina Elena nacque Umberto, futuro ultimo re d'Italia. Cinque anni dopo, nel 1909, lo zar Nicola II arrivò a Racconigi per firmare l'accordo diplomatico che porta il nome della cittadina. Nel 1930 il principe ricevette il castello in dono per le nozze con Maria José del Belgio.
Dopo il referendum del 1946 la residenza venne chiusa e passò sotto il controllo dello Stato. Nel 1980 Umberto II vendette l'intera proprietà allo Stato con il vincolo di destinarla ad attività culturali, e nel 1993 il castello di Racconigi riaprì al pubblico. Nel 2016 ha registrato oltre 127.000 visitatori, un numero vicino a quello delle residenze torinesi.
Il parco del castello di Racconigi e la Margaria
Il parco si estende per circa 170 ettari, quasi quanto un intero quartiere cittadino, ed è chiuso da un muro lungo circa 6 chilometri. Dal 1836 il paesaggista Xavier Kurten lo ridisegnò in chiave romantica, sostituendo in gran parte l'impianto formale con viali sinuosi, radure, laghetti e canali d'acqua che ancora oggi guidano la passeggiata.
All'estremità nord-occidentale si trova la Margaria, costruita tra il 1834 e il 1843 su progetto di Palagi in forme neogotiche. Era una fattoria funzionante, con stalle, limonaia e magazzini, e al tempo stesso un rifugio per Carlo Alberto. Accanto sorgono le Serre Reali, realizzate tra il 1844 e il 1848 da Carlo Sada.
Le cicogne nidificano ogni anno sulle guglie della Margaria, sui grandi alberi e sui comignoli del castello. Arrivano a marzo e restano fino alla fine dell'estate, quindi la primavera è il periodo più adatto per osservarle. Nel parco si incontra anche la Grotta di Merlino, una piccola galleria artificiale con stalattiti provenienti dalle Grotte di Bossea.
Effimera e le aperture della Margaria nel 2026
Per molti anni Margaria, Serre Reali e Giardino dei Principini sono rimasti in gran parte chiusi. Nel 2026 il programma Effimera li ha aperti con regolarità da fine marzo a ottobre, con spettacoli di circo e teatro, cinema all'aperto nel cortile delle serre, visite naturalistiche con picnic e osservazioni del cielo con Infini.To.
Il Giardino dei Principini, con frutteto e aiuole, era un'area riservata ai figli della famiglia reale e per decenni è rimasto fuori dai percorsi. Nelle giornate di Effimera sono previste anche attività per famiglie con bambini dai 3 agli 11 anni. Il calendario completo viene pubblicato dai Musei nazionali del Piemonte, che gestiscono la residenza.
Orari del castello di Racconigi e biglietti
Secondo l'orario settimanale diffuso dai canali turistici, dati aggiornati a ottobre 2026, il castello è chiuso lunedì e martedì. Dal mercoledì al venerdì apre dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18; sabato e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 19. La biglietteria chiude un'ora prima.
Il biglietto intero del castello costa 8 euro, quello del solo parco 2 euro. Tra i 18 e i 25 anni si pagano 2 euro per il castello e 1 euro per il parco. L'ingresso è gratuito sotto i 18 anni, con Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card o Royal Pass e la prima domenica del mese.
Una famiglia di quattro persone, due adulti e due figli di 10 e 14 anni, spende quindi 16 euro per il castello e 4 euro per il parco. Gli orari del parco nei giorni festivi possono essere diversi da quelli del castello: a Ferragosto 2026, per esempio, il parco era aperto dalle 9.30 alle 18.30.
Come si svolge la visita: prenotazione e percorso
Dentro il castello di Racconigi la visita degli appartamenti avviene in gruppo, accompagnata dal personale, con partenze cadenzate più o meno ogni ora; nelle festività le partenze vanno di solito dalle 9 alle 18. La prenotazione è richiesta: si effettua tramite il circuito Musei Italiani, per email all'indirizzo [email protected] oppure al telefono 0172 84005.
Un errore frequente è presentarsi la domenica a metà mattina senza prenotare, trovando i gruppi già completi fino al primo pomeriggio. Conviene fissare la visita del castello per prima, controllando gli orari delle partenze, e dedicare il resto della giornata al parco, che non richiede prenotazione e si visita al proprio ritmo, con pranzo nel centro storico.
Sul piano dell'accessibilità, il percorso è servito da un ascensore e il primo e il secondo piano sono accessibili alle persone con mobilità ridotta. Le cucine ottocentesche, invece, presentano barriere architettoniche. Gli animali di piccola taglia entrano nel castello solo nel trasportino, mentre nel parco i cani sono ammessi al guinzaglio.
Come arrivare al castello di Racconigi in treno e in auto
L'ingresso affaccia su piazza Carlo Alberto, nel centro della cittadina. In treno la stazione di Racconigi si trova sulla linea Torino–Cuneo ed è servita anche dalla linea 7 del servizio ferroviario metropolitano. Da Porta Nuova il viaggio dura circa mezz'ora e dalla stazione al castello ci sono circa 800 metri.
In auto da Torino si percorre l'autostrada A6 fino all'uscita Carmagnola e si seguono le indicazioni per Racconigi, con un tempo di circa quaranta minuti; da Cuneo ne servono circa venticinque. All'interno del complesso c'è un parcheggio limitato, raggiungibile dal cancello in ferro verso via Migliabruna; nei weekend di primavera conviene usare i parcheggi del centro.
Racconigi sullo schermo e nelle gite fuori porta
Il castello compare tra le location della serie televisiva Elisa di Rivombrosa, insieme alla Palazzina di Stupinigi e al castello di Agliè, ciascuno usato per ambienti diversi della corte piemontese del Settecento. Combinare Racconigi e Stupinigi in una sola giornata è possibile, perché entrambi si trovano lungo la direttrice a sud di Torino.






