Palchi RealiResidenze sabaude ed estate in Piemonte
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Orari indicativi, ottobre 2026 · verificare sui canali ufficiali

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Palazzo Reale di Torino · Abbonamento Musei · Tutte le residenze della Corona di delizie

Residenze

Palazzo Reale di Torino: storia, appartamenti reali e visita

La residenza dei Savoia in piazza Castello, dalle sale del piano nobile alla cupola di Guarini, con le indicazioni pratiche per organizzare la visita.
Orari
Galleria barocca con volta affrescata, specchi dorati e parquet intarsiato illuminati dalla luce del mattino (immagine creata con AI)
Immagine creata con AI
I

Il Palazzo Reale di Torino tra piazza Castello e piazzetta Reale

Il Palazzo Reale di Torino chiude il lato nord di piazza Castello con una facciata lunga circa 107 metri e alta in media 30. Davanti si apre la piazzetta Reale, separata dalla piazza dalla cancellata ottocentesca di Pelagio Palagi. Fu la residenza stabile dei Savoia fino al 1865, quando la corte lasciò Torino per Firenze.

Oggi l'edificio è il cuore dei Musei Reali, l'istituto che dal 2016 riunisce in un solo percorso Palazzo Reale, Armeria Reale, Cappella della Sindone, Galleria Sabauda, Museo di Antichità, Biblioteca Reale, Sale Chiablese e Giardini Reali. Dal 1997 la residenza fa parte del sito UNESCO delle Residenze Sabaude, insieme alle altre dimore della corte.

II

Dal palazzo vescovile al progetto di Ascanio Vitozzi

Prima di diventare reggia, l'edificio era il palazzo del vescovo. La svolta arrivò dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, quando il duca Emanuele Filiberto spostò la capitale del ducato da Chambéry a Torino e scelse questo complesso come residenza della corte, avviando una lunga stagione di cantieri che sarebbe durata per tutto il secolo successivo.

Alla fine del Cinquecento il primo progetto per la nuova sede ducale fu affidato ad Ascanio Vitozzi, architetto al servizio dei Savoia. Alla sua morte i lavori passarono a Carlo di Castellamonte e poi al figlio Amedeo, che avrebbero dato all'edificio l'impianto con il corpo centrale affiancato da due padiglioni più alti.

Nel 1608 Carlo Emanuele I fece costruire un sistema di portici sormontati da una galleria aperta per festeggiare le nozze delle figlie, celebrate con grande sfarzo. Era il primo segnale di una reggia pensata anche come scena per le feste dinastiche, una vocazione che i secoli successivi avrebbero confermato sala dopo sala.

Dentro il Palazzo Reale: quattro sale da esplorare
La pianta 3D del piano nobile e quattro sale ricostruite lungo il percorso di visita: si sceglie una sala, ci si guarda intorno trascinando, si cammina con un doppio clic sul pavimento e i numeri aprono i dettagli.
Ricostruzione 3D del Salone degli Svizzeri nel Palazzo Reale di Torino (ricostruzione 3D)
La ricostruzione 3D si carica quando la sezione è visibile.
Pianta del piano nobile
Ricostruzione 3D indicativa: proporzioni e aperture seguono le misure pubblicate, dove disponibili, e stime dichiarate negli altri casi; decorazioni, dipinti e stucchi sono interpretazioni create con AI e non riproducono le opere.
Le quattro sale ricostruite
  1. Salone degli Svizzeri alto quasi 13 m; pianta stimata di circa 26 × 12 m
    Il primo grande ambiente del percorso, in cima allo scalone, prende il nome dalle Guardie Svizzere che lo presidiavano e serviva per cerimonie e ricevimenti. Sotto il soffitto a cassettoni del periodo di Pelagio Palagi corre il fregio seicentesco dei fratelli Fea con le glorie sassoni; le pareti sono in stucco verde.
    • La battaglia di San Quintino: Sulla parete ovest la grande tela di Palma il Giovane del 1582 mostra la battaglia del 1557: a destra, a cavallo, il duca Emanuele Filiberto con il bastone del comando.
    • Il fregio dei Fea: Il fregio dei fratelli Fea di Chieri, del Seicento, inserisce condottieri e battaglie in architetture dipinte e lega i Savoia alla leggenda delle origini sassoni.
    • Il soffitto e la tela di Bellosio: Al centro del soffitto a cassettoni la tela di Carlo Bellosio raffigura Amedeo VI, il Conte Verde, che fonda l'Ordine della Santissima Annunziata.
    • Il nome della sala: Le Guardie Svizzere presidiavano il salone, usato per cerimonie, feste e ricevimenti di alto rango.
    • Perché Torino: Dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559 Emanuele Filiberto spostò la capitale da Chambéry a Torino: da qui comincia la storia del palazzo.
  2. Sala del Trono pianta e altezza stimate, circa 14 × 11,5 × 8,5 m
    Antica camera di parata delle duchesse e poi delle regine, la sala fu riallestita da Pelagio Palagi per Carlo Alberto tra il 1838 e il 1842. Conclude la sequenza delle tre anticamere di rappresentanza: soffitto di legno intagliato e dorato con il Trionfo della Pace di Jan Miel, pareti di broccato rosso e oro, pavimento intarsiato.
    • Il trono: Il trono sotto il baldacchino fu disegnato da Palagi ed eseguito dall'ebanista Gabriele Capello; il velluto del baldacchino è stato rifatto nel Novecento.
    • La balaustra di Bolgié: La balaustra intagliata e dorata di Francesco Bolgié, del 1789, nacque per il letto di Maria Teresa d'Asburgo-Este al secondo piano; Palagi la portò qui. È tornata visibile restaurata nel gennaio 2018.
    • Il Trionfo della Pace: Jan Miel dipinse nel 1662 il Trionfo della Pace, incorniciato dal soffitto di legno intagliato e coperto d'oro.
    • Il broccato di Solei: Il broccato rosso e oro, tessuto nel 1837–38 da Bernardo Solei con il monogramma di Carlo Alberto nel bordo, è stato in gran parte ritessuto negli anni Sessanta sui modelli antichi.
    • Il parquet di Capello: Il pavimento intarsiato dell'Ottocento è di Gabriele Capello, detto il Moncalvo.
  3. Galleria del Daniel pianta e altezza stimate, circa 34 × 8 × 9,6 m
    La lunga galleria dell'ala orientale, affacciata sul Giardino di Levante, univa le camere del duca e della duchessa negli appartamenti nuziali di Vittorio Amedeo II e Anna d'Orléans. Prende il nome dal pittore viennese Daniel Seiter, che ne dipinse la volta a olio su intonaco; gli specchi sono un aggiornamento settecentesco di Benedetto Alfieri.
    • La volta di Daniel Seiter: Nel riquadro centrale Vittorio Amedeo II è accolto da Giove tra gli dei dell'Olimpo, l'apoteosi dell'eroe dipinta intorno al 1690–94 a olio su intonaco, non a fresco.
    • Gli specchi di Alfieri: Benedetto Alfieri inserì gli specchi nel Settecento, sul modello delle gallerie reali francesi.
    • La quadreria di Carlo Alberto: Cinquantaquattro ritratti di illustri sudditi dello Stato sabaudo, di Gonin, Biscarra, Marghinotti, Camilla Gandolfi e altri; i tre grandi sono di Pietro Ayres.
    • Una galleria di collegamento: Nata per unire le camere degli sposi, la galleria fu usata per ricevimenti e balli fino ai cambiamenti di Carlo Alberto nella prima metà dell'Ottocento; sotto Palagi furono unite due stanze.
  4. Gabinetto Cinese misure non pubblicate; pianta stimata di circa 7 × 6 m
    Il piccolo gabinetto all'angolo sud-est del palazzo, disegnato da Filippo Juvarra, incornicia in boiserie rococò dorate le lacche orientali acquistate a Roma nel 1732; poiché gli originali non bastavano, Pietro Massa ne dipinse delle copie. Sulla volta Claudio Francesco Beaumont dipinse a olio il Giudizio di Paride.
    • Le lacche di Roma: Le tavole cinesi «di lucidissima vernice» furono comprate a Roma nel 1732 e montate nelle boiserie disegnate da Juvarra.
    • Le copie di Pietro Massa: Le lacche originali non bastavano a rivestire tutte le pareti: Pietro Massa ne dipinse le copie che completano il ciclo.
    • Il Giudizio di Paride: La volta, dipinta a olio sul muro da Claudio Francesco Beaumont negli anni Trenta del Settecento, mostra Paride che consegna il pomo d'oro.
    • La porta verso l'Armeria: Dal gabinetto si passa alla Galleria Beaumont, l'attuale Armeria Reale, aperta al pubblico da Carlo Alberto negli anni Trenta dell'Ottocento.
III

Madama Reale e la ricostruzione dopo l'assedio del 1640

L'assedio del 1640 danneggiò gravemente l'edificio. A guidarne la rinascita fu Cristina di Francia, reggente del ducato e chiamata Madama Reale, che nel 1645 ordinò la costruzione di una nuova residenza per la corte. Si affidò ancora a Carlo di Castellamonte e al figlio Amedeo, già esperti dei cantieri sabaudi.

Amedeo di Castellamonte completò la facciata nel 1656, dando all'edificio il fronte che si vede ancora oggi dalla piazzetta Reale. Sulla sinistra la simmetria è interrotta dalla mole della Cappella della Sindone, aggiunta alcuni decenni più tardi tra il Palazzo e il Duomo per custodire il telo più venerato della dinastia.

Fra il 1660 e il 1663 il pittore Bartolomeo Caravoglia lavorò alle nuove decorazioni interne. A fine Seicento, per le nozze di Vittorio Amedeo II con Anna d'Orléans, l'architetto Carlo Emanuele Lanfranchi diresse il rifacimento degli appartamenti nuziali, da cui nacque la galleria affrescata poi dal viennese Daniel Seiter, oggi nota come Galleria del Daniel.

IV

Juvarra, la Scala delle Forbici e il secondo piano

Con Filippo Juvarra, architetto messinese al servizio di Vittorio Amedeo II, il Palazzo Reale di Torino cambiò scala e ambizione. Tra il 1720 e il 1722 progettò per il matrimonio del principe Carlo Emanuele III con Anna Cristina di Baviera Sulzbach un accesso solenne all'appartamento degli sposi, situato al secondo piano dell'edificio.

Ne nacque la Scala delle Forbici, una scala con impianto a tenaglia che scarica il peso sulle pareti laterali e lascia sospesa la rampa centrale. Il nome viene da un fregio con un paio di forbici che taglia due trecce incrociate: secondo la tradizione, Juvarra rispondeva così alle malelingue di corte che dubitavano della sua opera.

Allo stesso architetto si deve l'impostazione del Gabinetto Cinese, poi completato da Benedetto Alfieri, e il progetto della galleria che oggi ospita l'Armeria Reale. Chi sale la scala dovrebbe alzare lo sguardo verso il fregio delle forbici: è un dettaglio minuto, facile da perdere se si segue il flusso dei gruppi.

V

Benedetto Alfieri e Pelagio Palagi, dal Settecento a Carlo Alberto

A metà Settecento Benedetto Alfieri, successore di Juvarra come architetto di corte, intervenne sugli appartamenti in vista delle nozze del futuro re Vittorio Amedeo III. Rivestì di specchi le pareti della Galleria del Daniel sul modello delle gallerie francesi e rimaneggiò la galleria juvarriana destinata ai dipinti delle collezioni di famiglia.

Dopo il periodo napoleonico, quando tra il 1799 e il 1815 la corte si trasferì a Cagliari, il grande rinnovamento portò la firma del bolognese Pelagio Palagi. Su incarico di Carlo Alberto ridisegnò sale, arredi e la cancellata del 1835 con le statue dei Dioscuri che separa la piazzetta Reale da piazza Castello.

Nel 1862 fu realizzato lo Scalone d'Onore su progetto di Domenico Ferri, pochi anni prima che la capitale lasciasse Torino. Nel 1946 il Palazzo passò allo Stato e divenne museo. Per orientarsi tra le epoche conviene ricordare questa sequenza: Seicento di Castellamonte, Settecento di Juvarra e Alfieri, Ottocento di Palagi e Ferri.

VI

Gli appartamenti reali del piano nobile: Salone degli Svizzeri e Sala del Trono

La visita ordinaria degli appartamenti reali ripercorre l'antico cerimoniale di corte. Si comincia dal Salone delle Guardie Svizzere, primo ambiente del piano nobile, alto quasi 13 metri e chiamato così per il corpo militare che lo presidiava. Il fregio seicentesco dei fratelli Fea celebra le presunte origini sassoni della dinastia.

Sulla parete ovest domina la Battaglia di San Quintino di Palma il Giovane, dipinta nel 1582: raffigura lo scontro del 1557 vinto da Emanuele Filiberto, riconoscibile a cavallo con il bastone del comando. Al centro del soffitto a cassettoni Carlo Bellosio dipinse Amedeo VI, il Conte Verde, mentre fonda l'Ordine della Santissima Annunziata.

Dopo tre anticamere si entra nella Sala del Trono, fulcro simbolico degli ambienti di rappresentanza. L'allestimento attuale si deve a Palagi; la balaustra intagliata e dorata che circonda il trono è opera di Francesco Bolgié del 1789, mentre il soffitto barocco incornicia il Trionfo della Pace dipinto dal fiammingo Jan Miel nel 1662.

VII

Sala del Consiglio, Gabinetto Cinese e Galleria del Daniel negli appartamenti reali

Nella seconda metà del Seicento la Sala del Consiglio era la camera da letto della duchessa. Il nome attuale ricorda le riunioni dei ministri volute da Carlo Alberto, che qui firmò lo Statuto il 4 marzo 1848; per questo è chiamata anche Sala dello Statuto. Sul tavolo ne è esposta una riproduzione.

Il Gabinetto Cinese conserva intatto l'assetto settecentesco. Le lacche orientali alle pareti furono acquistate sul mercato romano nel 1732; quando ci si accorse che non bastavano a coprire la superficie, il piemontese Pietro Massa realizzò alcune riproduzioni. Sulla volta Claudio Francesco Beaumont dipinse a olio il Giudizio di Paride negli anni Trenta del Settecento.

Proseguendo negli appartamenti reali si raggiunge la Galleria del Daniel, collegamento scenografico tra le camere del duca e della duchessa. Nei cinque scomparti della volta Daniel Seiter dipinse al centro l'Apoteosi dell'Eroe, cioè Vittorio Amedeo II accolto da Giove sull'Olimpo. Dalle finestre si vede il Giardino di Levante disegnato da André Le Nôtre.

VIII

Armeria Reale, Sala da Pranzo e Sala da Ballo lungo il percorso

L'Armeria Reale occupa la Galleria Beaumont, progettata da Juvarra e rimaneggiata da Alfieri, con la volta del 1738 dedicata alle storie di Enea. Carlo Alberto la aprì al pubblico negli anni Trenta dell'Ottocento. Al centro spicca la guarnitura detta dei Soli, realizzata a inizio Seicento nella bottega dell'armaiolo Orazio Calino.

In fondo alla galleria, la Rotonda Palagiana espone la spada di Napoleone Bonaparte usata nella campagna d'Egitto e a Marengo e due armature giapponesi donate dall'imperatore Meiji nel 1869 e nel 1871. Dalla loggia affacciata su piazza Castello, Carlo Alberto annunciò l'inizio della prima guerra d'Indipendenza: un affaccio da cercare durante il giro.

Il percorso si chiude con la Sala da Pranzo, nata dall'unione di due ambienti, e con la Sala da Ballo che Palagi progettò negli anni Quaranta dell'Ottocento. Ventidue colonne di marmo bianco di Carrara reggono il soffitto a cassettoni, al centro del quale lo stesso Palagi dipinse la Danza delle Ore.

IX

La Cappella della Sindone: Guarini, l'incendio del 1997 e il ritorno nel 2018

La cappella fu voluta da Carlo Emanuele I nel 1610, ma il cantiere si fermò nel 1624 alle fondazioni. Ripreso nel 1657 da Amedeo di Castellamonte e Bernardino Quadri, passò nel 1668 a Guarino Guarini, matematico e architetto, che ridisegnò completamente la cupola. Il telo fu collocato sull'altare di Antonio Bertola nel 1694.

Vista dall'interno, la cupola è una torre di sei livelli di archi sovrapposti, ruotati gli uni rispetto agli altri, che si restringono verso una stella in pietra con la colomba dello Spirito Santo. Il marmo nero alla base schiarisce verso l'alto in grigio, accompagnando lo sguardo dall'oscurità alla luce della lanterna.

Chiusa al pubblico il 4 maggio 1990 per la caduta di un frammento di marmo, la cappella fu devastata da un incendio nella notte tra l'11 e il 12 aprile 1997. I vigili del fuoco ruppero la teca e salvarono la Sindone. Il restauro è durato 28 anni e ha superato i 30 milioni di euro.

Il 27 settembre 2018 la cappella è stata riaperta ed è entrata nel percorso dei Musei Reali. Per il restauro si è usato anche marmo delle cave seicentesche di Frabosa Soprana. Alcuni frammenti impossibili da recuperare sono esposti nei Giardini Reali nell'installazione Pietre preziose, realizzata da Giulio Paolini nel 2017.

X

Biglietti Palazzo Reale: l'ingresso unico dei Musei Reali

Un equivoco frequente riguarda la biglietteria: non esistono biglietti Palazzo Reale venduti a parte, perché la reggia si visita con il biglietto unico dei Musei Reali. Lo stesso tagliando dà accesso ad Armeria, Cappella della Sindone, Galleria Sabauda, Museo di Antichità e alle mostre comprese, ed è valido per l'intera giornata.

Le tariffe, con dati aggiornati a ottobre 2026, sono queste: 15 euro intero, 2 euro per chi ha tra 18 e 25 anni, 13 euro a testa per i gruppi, 18 euro il biglietto Open valido fino al 31 dicembre. Entrano gratis i minori di 18 anni e i possessori di Abbonamento Musei o Torino + Piemonte Card.

Un esempio pratico aiuta a fare i conti: una coppia con una figlia di 20 anni e un figlio di 14 spende 15 più 15 più 2 euro, cioè 32 euro in tutto, perché il ragazzo entra gratis. I biglietti Palazzo Reale gratuiti però non si emettono online: vanno ritirati in biglietteria il giorno stesso.

XI

Orari di visita e giorni gratuiti, dati aggiornati a ottobre 2026

Il complesso è aperto dal giovedì al martedì dalle 9.00 alle 19.00, con chiusura della biglietteria e ultimo ingresso alle 18.00. Il giorno di chiusura settimanale è il mercoledì; nella settimana dal 5 all'11 ottobre 2026 è stato spostato eccezionalmente a martedì 6 ottobre. Prima di partire conviene controllare il calendario ufficiale.

Chi viaggia da solo o in gruppi fino a sei persone non ha bisogno di prenotare e può acquistare il biglietto sul posto oppure online, opzione suggerita per evitare la fila. Per gruppi da sette persone in su e per le scuole la prenotazione è obbligatoria, con un diritto di 15 o 10 euro.

Al Palazzo Reale di Torino l'ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. In queste giornate non si accettano prenotazioni di nessun tipo e il biglietto gratuito si ritira soltanto alle casse. Chi possiede l'Abbonamento Musei entra gratis in ogni giornata di apertura.

XII

Quanto dura la visita: un esempio ora per ora

Il percorso consigliato dal museo per Palazzo Reale, Armeria e Cappella della Sindone richiede circa un'ora e un quarto, senza contare soste lunghe. Entrando alle 9.00, indicativamente verso le 9.30 si è nella Galleria del Daniel, poco dopo si percorre l'Armeria e intorno alle 10.15 si chiude con la cappella di Guarini.

Chi vuole la visita completa dei Musei Reali deve calcolare circa quattro ore. Una sequenza possibile: alle 10.30 la Galleria Sabauda per un'ora e mezza, pranzo al Caffè Reale, poi un'ora e un quarto al Museo di Antichità e infine circa 45 minuti nei Giardini Reali, che restano aperti fino alle 19.00.

L'errore più comune è arrivare alle 17.30 contando sull'apertura fino alle 19.00: l'ultimo ingresso è alle 18.00 e in mezz'ora si vede soltanto il piano nobile di corsa. Il biglietto vale tutto il giorno e consente di uscire e rientrare, quindi una pausa nei giardini a metà visita non costa nulla.

XIII

Come arrivare al Palazzo Reale di Torino da Porta Nuova e Porta Susa

Dalla stazione di Porta Nuova il Palazzo dista circa 1,4 chilometri, una ventina di minuti a piedi: si percorre corso Vittorio Emanuele II, si attraversa piazza Carlo Felice, si sale lungo via Roma sotto i portici e si arriva in piazza Castello. In alternativa servono le linee GTT 4, 11 e 58.

Da Porta Susa il tragitto a piedi è di circa 1,7 chilometri, venticinque minuti passando per via Cernaia e via Pietro Micca; le linee utili sono la 13, la 19, la 51, la 56 e la 72. L'ingresso principale è in piazzetta Reale 1, quello laterale in piazza San Giovanni 2, accanto al Duomo.

In auto la situazione è meno comoda: il Palazzo Reale di Torino si trova in zona a traffico limitato, con fasce orarie da verificare sul sito del Gruppo Torinese Trasporti prima di partire. La soluzione più semplice è lasciare la vettura in un parcheggio in struttura vicino al centro e completare il tragitto a piedi.

XIV

I Giardini Reali dietro la facciata del Palazzo

Alle spalle della reggia si estendono i Giardini Reali, circa sette ettari ad accesso gratuito, aperti dal giovedì al martedì dalle 8.30 alle 19.00 con ultimo ingresso alle 18.40. Il progetto per il Giardino di Levante fu affidato nel 1697 da Vittorio Amedeo II ad André Le Nôtre, il creatore dei giardini di Versailles.

L'asse centrale del disegno di Le Nôtre conduce alla Fontana dei Tritoni, realizzata a metà Settecento dal Regio Studio di scultura diretto da Simone Martinez, nipote di Juvarra. Più a nord il Bastion Verde, padiglione eretto da Vitozzi alla fine del Cinquecento, nacque come punto di osservazione sulle campagne oltre le mura.

Il Boschetto è stato ricreato nel 2017 dal paesaggista Paolo Pejrone, mentre il Giardino di Levante è tornato visitabile l'11 aprile 2025 dopo un lungo restauro. Carlo Alberto aprì i giardini al pubblico nella bella stagione a partire dal 1838; oggi si attraversano liberamente anche senza entrare nel museo né acquistare alcun biglietto.

XV

Accessibilità del Palazzo Reale di Torino per chi ha difficoltà motorie

In biglietteria si possono chiedere in prestito sedie a rotelle per chi non ha un ausilio proprio. Il piano nobile del Palazzo Reale di Torino si raggiunge con un ascensore dalla porta larga 75 centimetri, con l'aiuto del personale, e l'accesso ai giardini attraverso la Corte d'Onore è privo di barriere.

Due ambienti restano per ora esclusi dalla visita in carrozzina: le Cucine nel seminterrato del Palazzo e gli appartamenti del Re e della Regina Elena al piano terreno. Servizi igienici accessibili si trovano nel Corridoio della Sindone e nei giardini. Le persone con disabilità e un loro accompagnatore entrano gratuitamente, ritirando il biglietto in biglietteria.

Prossima tappa

Le residenze più vicine a Musei Reali e Palazzo Reale, in linea d'aria, con i tempi di spostamento stimati e i giorni di chiusura abituali.
  1. Immagine creata con AI
    Immagine creata con AI
    Palazzo Chiablese100 ma piedi, circa 5 min · chiuso il mercoledì
  2. Immagine creata con AI
    Immagine creata con AI
    Villa della Regina2,4 kmin auto circa 15 min, con i mezzi circa 25 min · chiuso il lunedì
  3. Immagine creata con AI
    Immagine creata con AI
    Basilica di Superga6,4 kmin auto circa 20 min, con i mezzi circa 40 min · aperto tutti i giorni
I tempi sono indicativi e non tengono conto del traffico o delle coincidenze; il pianificatore di itinerari divide più tappe in giornate, e il calcolatore dell'Abbonamento Musei mostra quando la tessera costa meno dei biglietti.

Domande frequenti

Palazzo Reale di Torino e Musei Reali sono la stessa cosa?

Non del tutto. Il Palazzo Reale è l'edificio della corte sabauda, mentre i Musei Reali sono l'istituto che dal 2016 lo gestisce insieme ad Armeria Reale, Cappella della Sindone, Galleria Sabauda, Museo di Antichità, Biblioteca Reale, Sale Chiablese e Giardini Reali. Il biglietto è unico e consente di visitare l'intero complesso nella stessa giornata.

Quanto costa il biglietto per il Palazzo Reale di Torino?

Il Palazzo Reale si visita con il biglietto dei Musei Reali: 15 euro intero, 2 euro per chi ha tra 18 e 25 anni, gratuito per i minori di 18 anni. Il biglietto Open costa 18 euro e vale fino al 31 dicembre dell'anno. Dati aggiornati a ottobre 2026, da ricontrollare sul canale ufficiale prima di partire.

Quanto dura la visita al Palazzo Reale di Torino?

Il percorso consigliato dal museo per Palazzo Reale, Armeria Reale e Cappella della Sindone richiede circa un'ora e un quarto. Chi aggiunge Galleria Sabauda, Museo di Antichità e Giardini Reali arriva a una visita completa di circa quattro ore, che conviene distribuire con una pausa al Caffè Reale interno al complesso.

Qual è il giorno di chiusura del Palazzo Reale di Torino?

Di norma il complesso chiude il mercoledì ed è aperto dal giovedì al martedì dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00. Nella settimana dal 5 all'11 ottobre 2026 la chiusura è stata spostata a martedì 6 ottobre. Dati aggiornati a ottobre 2026, da verificare sul sito dei Musei Reali prima della visita.

Si entra gratis al Palazzo Reale la prima domenica del mese?

Sì, la prima domenica di ogni mese l'ingresso è gratuito, come il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. In queste giornate non si accettano prenotazioni e i biglietti gratuiti si ritirano soltanto in biglietteria, presentandosi di persona. Chi ha l'Abbonamento Musei o la Torino + Piemonte Card entra gratis anche negli altri giorni.

Bisogna prenotare per visitare il Palazzo Reale di Torino?

Chi visita da solo o in gruppi fino a sei persone non deve prenotare: il biglietto si compra in biglietteria oppure online, scelta consigliata per evitare le code. Dai sette partecipanti in su la prenotazione è obbligatoria, chiamando lo 011 19510758 dal lunedì al venerdì tra le 9.00 e le 17.30.

Chi ha progettato il Palazzo Reale di Torino?

Il primo progetto si deve ad Ascanio Vitozzi, alla fine del Cinquecento. Seguirono Carlo e Amedeo di Castellamonte, che completò la facciata nel 1656. Nel Settecento vi lavorarono Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri, mentre nell'Ottocento il bolognese Pelagio Palagi ridisegnò molti interni e la cancellata con i Dioscuri verso piazza Castello.

Cosa vedere dentro il Palazzo Reale di Torino?

Il percorso del piano nobile tocca il Salone delle Guardie Svizzere, la Sala del Trono, la Sala del Consiglio, il Gabinetto Cinese, la Galleria del Daniel, la Sala da Pranzo e la Sala da Ballo. Lungo il tragitto si attraversano l'Armeria Reale e, in chiusura, la Cappella della Sindone progettata da Guarino Guarini.

La Cappella della Sindone è compresa nel biglietto del Palazzo Reale?

Sì, dal 27 settembre 2018 la Cappella della Sindone fa parte del percorso dei Musei Reali e si visita con lo stesso biglietto, al termine delle sale del Palazzo. La Sindone non è esposta nella cappella: dopo l'incendio del 1997 è custodita nel Duomo, che si raggiunge in pochi passi da piazza San Giovanni.

Il Palazzo Reale di Torino è accessibile ai disabili?

In gran parte sì. In biglietteria si possono chiedere in prestito sedie a rotelle e il piano nobile si raggiunge con un ascensore. Restano escluse le Cucine nel seminterrato e gli appartamenti del piano terreno. Le persone con disabilità e un accompagnatore entrano gratuitamente, con il biglietto ritirato in biglietteria.

Come arrivare al Palazzo Reale di Torino dalla stazione?

Da Porta Nuova sono circa 1,4 chilometri, una ventina di minuti a piedi lungo corso Vittorio Emanuele II, piazza Carlo Felice, via Roma e piazza Castello; in alternativa ci sono le linee GTT 4, 11 e 58. Da Porta Susa il tragitto a piedi è di circa 1,7 chilometri, venticinque minuti.

I Giardini Reali di Torino sono gratuiti?

Sì, i Giardini Reali dietro il Palazzo sono ad accesso libero e gratuito dal giovedì al martedì, dalle 8.30 alle 19.00 con ultimo ingresso alle 18.40, e restano chiusi il mercoledì. Il disegno attuale deriva dal progetto affidato nel 1697 ad André Le Nôtre. Dati aggiornati a ottobre 2026, da ricontrollare.

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