Il Castello di Rivoli all'imbocco della Val di Susa
Sulla collina che domina l'abitato di Rivoli, a ovest di Torino, il Castello di Rivoli occupa un punto strategico tra la pianura e la Val di Susa. La sua storia sabauda dura secoli, ma il volto attuale nasce da un cantiere interrotto nel Settecento e da un restauro che ha deciso di non nasconderlo.
Chi arriva in piazza Mafalda di Savoia, davanti al Castello di Rivoli, vede due corpi distinti: l'edificio del Castello, massiccio e con la facciata in mattoni mai rivestita, e la Manica Lunga, un braccio basso e sottile che corre verso valle. Entrambi ospitano oggi spazi espositivi, e la visita si organizza meglio tenendo presente questa doppia struttura.
Dal presidio medievale alla residenza di Emanuele Filiberto
Un diploma del 1159, con cui Federico Barbarossa cedeva i territori di Rivoli ai vescovi di Torino, è la prima testimonianza scritta del luogo. Alla fine del secolo i Savoia ne presero possesso, e verso la metà del Duecento Amedeo IV fece costruire una vera struttura fortificata a guardia della strada alpina.
Dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559 Emanuele Filiberto non poteva risiedere a Torino finché non avesse avuto un erede maschio. La fortezza venne quindi ampliata come dimora provvisoria su progetto di Ascanio Vitozzi; nel 1562 nacque Carlo Emanuele I e il duca entrò in città. I Castellamonte rividero poi il disegno, dichiarato concluso nel 1644.
Il progetto di Juvarra rimasto a metà
Le truppe francesi del generale Catinat danneggiarono il complesso nel 1693, e la guerra di successione spagnola aggiunse incendi e saccheggi. Ottenuto il titolo regio nel 1713, Vittorio Amedeo II affidò a Filippo Juvarra la ricostruzione: un palazzo grandioso, pensato per accogliere la pinacoteca di corte con tele di van Wittel, Conca, Solimena, Ricci e Trevisani.
Nel 1730 il sovrano abdicò e venne confinato proprio a Rivoli dal figlio Carlo Emanuele III, che fece mettere sbarre alle finestre. Tra il 1731 e il 1732 il cantiere si fermò e le risorse presero altre strade, Stupinigi compresa. Delle grandi ali previste furono completate soltanto le due orientali, e la facciata restò incompiuta.
Alla fine del Settecento i lavori ripresero in misura ridotta. Nel 1793 Carlo Randoni decorò le sale del secondo piano, tra cui il salotto cinese, e l'appartamento di quel livello fu rinnovato. Il resto rimase com'era: un edificio che mostra ancora oggi le nicchie vuote destinate alle statue e le aperture mai rifinite.


La Manica Lunga, 147 metri di galleria ducale
Costruita nella prima metà del Seicento da Amedeo e Carlo di Castellamonte per Carlo Emanuele I, la Manica Lunga misura 147 metri di lunghezza e appena 6 di larghezza. Doveva ospitare la galleria dei quadri ducali ed era collegata al corpo principale; il progetto di Juvarra ne prevedeva la demolizione, mai eseguita.
Per oltre due secoli il lungo braccio servì da ambiente di servizio. Il restauro, cominciato nel 1986, si concluse nel 2000 con l'apertura di uno spazio espositivo al terzo piano, che restituisce all'edificio la funzione di galleria. Oggi accoglie anche la biblioteca, il centro di ricerca CRRI, una sala conferenze e la caffetteria del museo.
Andrea Bruno e il restauro del Castello di Rivoli
Nell'Ottocento il castello divenne caserma, affittato al Comune nel 1863 e acquistato nel 1883 per 100.000 lire; la seconda guerra mondiale lo danneggiò gravemente. Nel 1979 la Regione Piemonte lo prese in comodato per 29 anni e l'architetto Andrea Bruno avviò un restauro durato, con la Manica Lunga, fino al 2000.
L'atrio racconta bene la scelta di Bruno: è lo stato del cantiere juvarriano al momento dell'interruzione, lasciato senza completamenti. Sul pavimento in porfido lastre di pietra segnano dove sarebbero sorti pilastri mai costruiti, e in cima all'edificio sporge un belvedere in acciaio e cristallo. Per studiare le intenzioni di Juvarra l'architetto smontò e rimontò il modello ligneo esposto nelle sale.
Il museo d'arte contemporanea aperto nel 1984
Nel 1984 il Castello di Rivoli diventò il primo museo d'arte contemporanea in Italia, con la direzione artistica affidata all'olandese Rudi Fuchs fino al 1990. La collezione parte dagli anni Sessanta e ha i suoi punti di forza nell'Arte Povera, nella Transavanguardia, nel Minimalismo, nella Body Art e nella Land Art, accanto a mostre temporanee.
Il percorso del museo si distribuisce su tre piani nell'edificio del Castello, mentre il terzo piano della Manica Lunga ospita le grandi mostre. Nel 2026, per esempio, vi è stata allestita «El glaciar ido» di Cecilia Vicuña dal 30 aprile al 20 settembre, seguita dal 29 ottobre da «The Dance of the Hours» di Marisa Merz.
Dal 1° gennaio 2024 il museo è diretto da Francesco Manacorda, subentrato a Carolyn Christov-Bakargiev, nominata nel 2016. Un errore frequente è pensare a una visita di mezz'ora: tra sale storiche, opere contemporanee e Manica Lunga servono almeno due ore, e chi aggiunge la Collezione Cerruti deve calcolare buona parte della giornata.
La Collezione Cerruti nella villa accanto al museo
Francesco Federico Cerruti, imprenditore torinese scomparso nel 2015 a 93 anni, riunì in una villa a breve distanza dal castello circa trecento dipinti e sculture, duecento libri rari con legature pregiate e oltre trecento arredi. L'accordo con il museo fu firmato nel luglio 2017 e la villa aprì al pubblico nel maggio 2019.
Le opere vanno dal Rinascimento ai maestri del Novecento, con nomi come Modigliani, Picasso, Klee, Kandinsky, Bacon e Warhol. La visita è sempre guidata e si prenota con il biglietto combinato Castello più Collezione Cerruti, venduto soltanto online a 20 euro intero e 12 ridotto; le aperture sono il sabato e la domenica.
Biglietti e orari del Castello di Rivoli
Con dati aggiornati a ottobre 2026, il Castello di Rivoli è chiuso lunedì e martedì, apre dalle 10 alle 17 da mercoledì a venerdì e dalle 11 alle 18 nel fine settimana e nei festivi. Il biglietto intero costa 15 euro, il ridotto 6,50 euro; resta consigliabile controllare il sito ufficiale prima di partire.
Una famiglia con figli di 9 e 13 anni spende 15 più 15 euro per i genitori, 6,50 euro per il ragazzo e nulla per il bambino sotto gli 11 anni: 36,50 euro in tutto. Chi ha in tasca un biglietto della Reggia di Venaria ha diritto alla tariffa ridotta, esclusa la formula «Tutto in una Reggia».
Come arrivare da Torino con metro e bus 36
Per chi parte dal centro, il modo più semplice per capire come arrivare è seguire la catena indicata dal museo: metropolitana in direzione Fermi fino alla fermata Paradiso, circa dieci minuti, poi bus 36 verso Rivoli fino a piazza Martiri della Libertà, una mezz'ora, e infine la navetta 36 Circolare fino a piazza Mafalda di Savoia.
La domenica e nei festivi la navetta 36 parte anche da piazzale Robotti ad Alpignano, servito dal treno da Torino, con un biglietto integrato da 100 minuti a 3,80 euro. In auto, per sapere come arrivare dalle autostrade A4, A5, A6, A21 e A32, basta seguire le indicazioni T4 Frejus Moncenisio e Monginevro, uscendo a Rivoli e non a Rivoli-Rosta.






